Giugno 12, 2008 di raccontastorie
Ebbene si!
Il libro “Storie e flussi di parole” che fino a qualche giorno fa era completamente leggibile in questo blog, ora è acquistabile al seguente indirizzo:
http://www.boopen.it/acquista/DettaglioOpera.aspx?Param=6838
Ho dovuto eliminare tutti i post e lasciarne qualcuno come anteprima del libro stesso.
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Marzo 7, 2008 di raccontastorie
Jack disse: “Si, è così”. L’uomo alle sue spalle si fece scuro in viso, come se avesse compreso in un istante il significato della vita. Abbassò leggermente il capo e, portandosi la mano al mento, iniziò a riflettere. Jack immobile sentiva l’uomo muoversi alle sue spalle. Non aveva paura in quel momento. Avrebbe dovuto esserlo, come sempre, ma non fu così in quel momento.
L’uomo fece quattro passi in direzione opposta di Jack. Si fermò. Alzò il capo come illuminato da una verità, chissà quale. Fissò il cielo. Guardò le spalle di Jack. Jack si sentì osservato, giustamente direi..
Allora Jack si voltò e disse seccato: “Si si! E allora?!” e andò via.
L’uomo non capì, ma sapeva bene che in quel momento il silenzio era la cosa più giusta.
Jack, una volta lontano, disse tra se e se: “Volare non è da stupidi, tanto meno se basta concretizzare un sogno per renderlo realtà”. Giunse sul bordo di un precipizio. Osservò il fondo scuro del burrone. Jack sorrise, girò i tacchi e se ne andò.
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Marzo 7, 2008 di raccontastorie
La convinzione è una brutta bestia. Ed esser convinto di qualcosa per cui tutti ti deridono non è una bella cosa. Ma Ted guardava oltre. Era lungimirante. Sapeva che un giorno sarebbe riuscito a farsi un tatuaggio sulla schiena da solo, sapeva che un giorno sarebbe riuscito a baciare la gatta della vecchia vicina di casa, sapeva che un giorno sarebbe riuscito a dominare le acque del mare con una zattera e un motore giocattolo montato sopra, sapeva che un giorno avrebbe lasciato la sua città per trasferirsi nella tana dell’orso Zigloo che viveva nel bosco ad un paio di chilometri da casa sua, sapeva che un giorno sarebbe riuscito col pensiero a mutare il colore dei propri capelli, sapeva.. anzi, era convinto, che un giorno sarebbe riuscito a maneggiare un coltello da cucina per affettare l’anguria.
Ma non era quel giorno. Si tagliò la mano. Sangue ovunque. Svenne alla sola vista del suo sangue, morendo dissanguato.
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Marzo 7, 2008 di raccontastorie
Non c’è tempo. Corri Frank corri! O forse… forse è già troppo tardi. Cerca piuttosto di non farti vincere dalla collera e dal nervosismo. Resisti. Resta al tuo livello, non scendere a quello degli altri.
E Frank si fermò. Respirò. Si sedette al centro della strada e respirò.
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Marzo 7, 2008 di raccontastorie
Pausa pranzo. Lavoro finito. Piatto davanti e tanta, tanta merda dentro. Cucchiaio in mano e Jack mangia: boccone dopo boccone, merda allo stato puro. E’ tantissima. Stupendo pensare che ad ogni boccone preso col cucchiaio nel piatto raddoppia la porzione. Ed è sempre più colmo. Jack si ritrova a mangiare merda direttamente sul tavolo. E’ tantissima. E aumenta sempre. Jack è impassibile. La mangia. Non la valuta. E’ impassibile. Mangia e rimangia. Mastica poco, ingoia. Cucchiaio dopo cucchiaio si vuole convincere di una cosa: gli piace! E la merda aumenta. Non è mai sazio abbastanza.
Ma ecco cascargli uno stronzetto per terra. Lui cerca la forchetta. L’afferra. Si china sul pavimento e sta per inforcare lo stronzetto quando Eddie Robbantica e le sue scarpe luccicanti si presentano davanti ai suoi occhi. Eddie fa: “Allora?” e Jack “Scusi signore, non volevo”. Eddie allora “Prendi e mangia, che devi saziare la tua fame!” e Jack, scusandosi nuovamente, senza inforcare il pezzo, mangia lo stronzetto puzzolente direttamente da terra come un cane affamato. Eddie gli urla: “Bravo.. SVEGLIATI ORA”.
E Jack si svegliò. Cinque minuti e sarebbe terminata la sua giornata lavorativa. Forse, quel giorno, non avrebbe più tentato di suicidarsi dal balcone di casa sua. Almeno per quel giorno..
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Marzo 6, 2008 di raccontastorie
Era stupendo il panorama. Quelle montagne dal cucuzzolo innevato. Per non parlare delle sfumature che avevano man mano che le si guardava più in basso con lo sguardo. Dal bianco cieco al verde lucente della valle. Questo sfondo era davvero l’ideale col cielo azzurro di quel giorno.
A seguito della valle ecco la città. Dall’inizio alla fine. Palazzi alti massimo quattro piani, villette, giardini, la cattedrale, il fiume che tagliava in due con una curva secca tutto il paese. Fantastico.
L’aria fresca, limpida e piacevole.
Ma Frank dalla finestra della sua camera sapeva che non avrebbe mai più messo piede al di fuori di quelle quattro mura. Il chè, bisogna dirlo, non era bello…
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Marzo 6, 2008 di raccontastorie
Solo sulla poltrona. Zapping alla tv. La palpebra cala facilmente, in questo modo.
Era stanco Ted. Aveva sonno. Molto sonno. Giornata faticosa. Ora, finalmente, il meritato riposo.
“DIN DON” urlò il campanello. Ted saltò dalla poltrona posizionandosi come un cowboy in un film western che sta per confrontarsi in un duello. Si guardò furtivo attorno. “DIN DON!!” rituonò il campanello. Di scatto Ted si voltò di 180 gradi verso la porta.
Si rilassò per un attimo, recuperando lucidità.
Andò verso la porta. Sbirciò dallo spioncino. Assorto nei pensieri sul chi fosse cercò di mettere a fuoco la figura. Sembrava un bambino. Tozzo ometto dietro lo spioncino.
“Mah” pensò. E aprì la porta.
Fu allora che il bambino, sorridente, si tolse strisciando con i piedi verso destra come una paperetta al tiro a segno. Ted fece un espressione tanto stupida quanto stupita. A quel punto Lee, in nero, con un passo a gambe divaricate, si piombò sull’uscio e salutò il suo vecchio amico con un sonoro pugno sul muso.
Ted perdeva sangue. Cadde quasi a rallentatore. Il tempo pesatto che gli bastava per capire che Lee fosse lì davanti a lui per i debiti che gli doveva. Cadde come una pera. Cadde. E la testa prese lo spigolo del tavolino che era lì. Ted morì sul colpo. Lee andò via col bambino.
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Marzo 5, 2008 di raccontastorie
Aveva voglia di volare. E tanta. Ma tanta proprio.
Jack prese tutti i suoi averi e li regalò a Mike il barbone. Stava male, quello. Stava davvero male Mike: non aveva nulla, per scelta, e una volta avute tutte le cose da Jack stette proprio male, visto e considerato che doveva disfarsene per poter praticare ancora il lavoro di barbone che tanto duramente si era guadagnato. E perchè? Perchè Jack voleva volare!
E lasciò tutto, dunque. Jack salì in casa, andò in camera sua. Quinto piano. Si spogliò. Completamente nudo optò per uno slip bordeaux che sbucava da sotto una poltrona e che ormai era lì da mesi. Lo indossò. Si guardò attorno. Il cappello. Ci voleva un cazzo di cappello. Ideona: i pantaloni del pigiama di cotone, celestini con gli elastichini ai bordi. Li mise in testa, quasi a formare una chioma lunga. Ebbe, pertanto, la felice idea di legarsi i due dredd formati dalle gambe del pantalone del pigiama con un elastico per capelli di Liz, la madre puttana. Ora mancava una cosa: del trucco. Non era gay, ma eccentrico ad alti livelli. Ma proprio tanto. Si mise dello smalto a macchie rosa sulle unghia. Nessuno l’avrebbe mai notato comunque. Ombretto viola e matita nera. Rossetto color carne.
Era pronto? Si.
Prese le chiavi. Uscì dalla porta dell’appartamento. Dal quinto piano raggiunse l’attico. Nudo e poco infreddolito nonostante le basse temperature del periodo, Jack si trovava sull’attico. Posò le chiavi di casa in maniera delicata, come fossero fatte di un materiale fragile e prezioso, per terra. Si stiracchiò verso il cielo. Girò di 360 gradi per osservare la merda di città che lo circondava. “Che liberazione!” pensava. Aveva già ora abbandonato gran parte dei suoi pesi sullo stomaco. Era pronto.
Sul cornicione osservava lo strapiombo. ERA PRONTO CAZZO!
Ma… gli sovvenne un’idea. UNA GENIALATA! La cosa che lo avrebbe distinto da chiunque, da tutti i tentativi di imitazioni che sarebbero stati successivi al suo e da tutti i tentativi precedenti di gente morta che avrebbero potuto denunciarlo per plagio (o chi per loro, credo…).
L’idea gli era balenata così violentemente che divenne priorità rispetto al resto. Era fantastica, come idea! La migliore della sua vita, forse. Fu così che Jack, nudo in mutande, con trucco in viso e pigiama in testa, gridò dall’attico verso la strada: “Gente! GENTE! Quel che siete ora avrete!!!”.
La gente inizialmente non si accorse di niente. Poi con un passaparola fulmineo si ritrovarono tutti sotto ad osservare.
Fu allora che Jack, genio incompreso del suo tempo, si abbasso gli slip e, mostrando le natiche dall’alto del palazzo, creò la cosa più bella che gli fosse mai venuta in vita, lasciandola volare per sette piani fino a sentire lo “splat” quasi TIPICO sul marciapiede.
E fu come se un pò di lui, quel giorno, fosse riuscito a volare!
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Marzo 5, 2008 di raccontastorie
La miscela nel cinquantino scarseggiava come sempre. Il vento contro non aiutava di certo, eppure i capelli lunghi al vento lo facevano star bene. Guardava davanti, ma in realtà il cervello non percepiva le stesse immagini. Era prima in un taxi, poi in un camper con la band, poi su di un palco, poi sulla folla, poi nei camerini.. Sognava mentre guardava la strada. La sua fede era sulla schiena: uno zaino nero dalla forma strana, contenente un qualcosa che rappresentava da sempre oramai i suoi sogni. Una chitarra. Una chitarra vera. Una chitarra diversa dalle altre. Una chitarra che gli avrebbe dato quello che voleva: girare il mondo con le sue canzoni. E Frank pedalava. I capelli al vento. La chitarra nella custodia nera sulla schiena. Il cinquantino sotto di lui lamentoso. E sognava.
Cosa avrebbe fatto se avesse saputo in quel momento che di lì a due anni si sarebbe trovato con un camice bianco a Fanculocity a leccare il culo ad un capo per una manciata di soldi con i quali non si sarebbe mai nemmeno comprato un pedalino della Boss, ma con i quali avrebbe pagato la benzina per la propria Panda?
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Marzo 5, 2008 di raccontastorie
SBADABAM! Non era il rumore della macchina di Ted che si schiantava su di un palo, bensì un boccone di pizza che cadde nel suo stomaco. Non mangiava da almeno due giorni. Buona mozzarella filante, su una salsa forse un pò troppo salata.. ma poco importava. Era come vivere il giorno più bello della sua vita. Che culo! Trovare quella pizza abbandonata nell’apposito cartone accanto a quella porta della villetta a schiera. Si, forse aveva un pò di giorni.. ma a Ted piaceva fredda la pizza. Che giorno fortunato.
Terminò la pizza. Si mise a cavallo della sua bici e sorridente dette i primi due colpi di pedale.
Peccato che il camion della nettezza urbana non l’avesse visto e lui non avesse visto il fanalino della retromarcia del camion. Fu investito. Diamine! Che culo morire a pancia piena, pensò prima di morire il povero Ted.
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